BATTISTERO DI SAN GIOVANNI FIRENZE - FIRENZE

Santa Croce

Firenze, Toscana, Italia

LE MOSTRE AL BATTISTERO DI SAN GIOVANNI FIRENZE

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A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola ad otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all'esterno dall'elevazione delle pareti sopra l'arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata.
Questa struttura così affascinante, ma estremamente complessa, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.
I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa.
In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all'interno, provengono dalle rovine della 'Florentia' romana, forse da qualche edificio pagano.
Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.
Gli scavi dell'ultimo secolo hanno effettivamente rivelato resti di costruzioni romane sotto il Battistero e sotto il Duomo.
Nel pavimento, infatti, alcune grate danno luce ad un sotterraneo dove sono conservati resti di una casa romana con pavimenti a mosaico con motivi geometrici.
Agli inizi del 1100 San Giovanni viene rivestito delle splendide tarsie verdi e bianche che prenderanno il posto della pietra arenaria.
Tra la metà e la fine del XII secolo fu probabilmente aggiunto il terzo ordine con gli scomparti marmorei e il tetto piramidale con la lanterna.
Nel 1202 l'antica abside semicircolare fu sostituita con l'attuale 'scarsella' rettangolare.
L'edificio ultimato rappresenta bene l'architettura romanica cittadina.
Nella seconda metà dell'XI secolo si provvede al rivestimento marmoreo interno, che, insieme alle colonne monolitiche e ai due sarcofagi, evoca la 'gravitas' del Pantheon romano.
Il pavimento a tarsie marmoree orientalizzanti, è ricco di eleganti motivi decorativi che lo rendono simile ad un tappeto, nel quale spiccano elementi zodiacali.
Nell'interno, alla parete destra dell'abside, è visibile il sarcofago del Vescovo Ranieri, recante un iscrizione in esametri leonini datata 1113; a destra dell'abside, il sepolcro di Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, eseguito da Donatello e Michelozzo nel 1421-27.
Coppie di acquasantiere su colonnine tortili, un candelabro gotico attribuito ad un seguace di Arnolfo e un fonte battesimale di fine trecento attribuito ad un seguace di Andrea Pisano completano l'apparato decorativo.
Da ricordare inoltre che la maggior parte degli arredi del Battistero, tra cui la Maddalena di Donatello, sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo.
Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l'intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.
I mosaici sono dominati dall'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola.
Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi.
Al centro della cupola, nel registro più in alto, sono raffigurate le gerarchie angeliche.
Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.
La più antica, è quella sud, che era originariamente collocata ad est e poi sostituita con quella detta del 'Paradiso' del Ghiberti; venne commissionata allo scultore Andrea Pisano, che la realizzò tra il 1330 e il 1336.
Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.
Il fregio che la racchiude, scolpito alla metà del Quattrocento, fu realizzato da Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo Ghiberti.
Di Vincenzo Danti, del 1570, il gruppo bronzeo con il Battista, il suo carnefice e Salomè, posto sulla trabeazione.
La porta nord, fu la seconda ad essere realizzata.
Fu il banco di prova durante il concorso del 1401, vinto poi da Lorenzo Ghiberti e da cui uscirono sconfitti diversi artisti, tra i quali ricordiamo Brunelleschi e Jacopo della Quercia.
Sostanzialmente impostata come la porta sud, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.
I battenti, ornati dalle storie della vita di Cristo, sono sempre di Lorenzo Ghiberti, mentre sulla trabeazione vediamo il gruppo della Predica del Battista di Giovan Francesco Rustici.
Sopra la finestra, l'aquila di Calimala che sorregge il 'torsello'.
Infine la porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia.
Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.
Questi riquadri, che illustrano scene dell'Antico Testamento, non sono più vincolati dalla cornice gotica, ed anzi propongono nuove soluzioni prospettiche e lo 'stiacciato' donatelliano.
Le sculture sopra la porta, del 1502, sono opera di Andrea Sansovino e di Innocenzo Spinazzi.
Da notare, ai lati della Porta del Paradiso, due colonne di porfido, donate in regalo dai pisani ai fiorentini, per l'aiuto militare fornito loro nel 1117 in difesa dai Lucchesi, mentre la flotta pisana era impegnata alle Baleari contro i mussulmani.

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A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola ad otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all'esterno dall'elevazione delle pareti sopra l'arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata.
Questa struttura così affascinante, ma estremamente complessa, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.
I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa.
In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all'interno, provengono dalle rovine della 'Florentia' romana, forse da qualche edificio pagano.
Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.
Gli scavi dell'ultimo secolo hanno effettivamente rivelato resti di costruzioni romane sotto il Battistero e sotto il Duomo.
Nel pavimento, infatti, alcune grate danno luce ad un sotterraneo dove sono conservati resti di una casa romana con pavimenti a mosaico con motivi geometrici.
Agli inizi del 1100 San Giovanni viene rivestito delle splendide tarsie verdi e bianche che prenderanno il posto della pietra arenaria.
Tra la metà e la fine del XII secolo fu probabilmente aggiunto il terzo ordine con gli scomparti marmorei e il tetto piramidale con la lanterna.
Nel 1202 l'antica abside semicircolare fu sostituita con l'attuale 'scarsella' rettangolare.
L'edificio ultimato rappresenta bene l'architettura romanica cittadina.
Nella seconda metà dell'XI secolo si provvede al rivestimento marmoreo interno, che, insieme alle colonne monolitiche e ai due sarcofagi, evoca la 'gravitas' del Pantheon romano.
Il pavimento a tarsie marmoree orientalizzanti, è ricco di eleganti motivi decorativi che lo rendono simile ad un tappeto, nel quale spiccano elementi zodiacali.
Nell'interno, alla parete destra dell'abside, è visibile il sarcofago del Vescovo Ranieri, recante un iscrizione in esametri leonini datata 1113; a destra dell'abside, il sepolcro di Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, eseguito da Donatello e Michelozzo nel 1421-27.
Coppie di acquasantiere su colonnine tortili, un candelabro gotico attribuito ad un seguace di Arnolfo e un fonte battesimale di fine trecento attribuito ad un seguace di Andrea Pisano completano l'apparato decorativo.
Da ricordare inoltre che la maggior parte degli arredi del Battistero, tra cui la Maddalena di Donatello, sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo.
Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l'intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.
I mosaici sono dominati dall'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola.
Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi.
Al centro della cupola, nel registro più in alto, sono raffigurate le gerarchie angeliche.
Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.
La più antica, è quella sud, che era originariamente collocata ad est e poi sostituita con quella detta del 'Paradiso' del Ghiberti; venne commissionata allo scultore Andrea Pisano, che la realizzò tra il 1330 e il 1336.
Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.
Il fregio che la racchiude, scolpito alla metà del Quattrocento, fu realizzato da Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo Ghiberti.
Di Vincenzo Danti, del 1570, il gruppo bronzeo con il Battista, il suo carnefice e Salomè, posto sulla trabeazione.
La porta nord, fu la seconda ad essere realizzata.
Fu il banco di prova durante il concorso del 1401, vinto poi da Lorenzo Ghiberti e da cui uscirono sconfitti diversi artisti, tra i quali ricordiamo Brunelleschi e Jacopo della Quercia.
Sostanzialmente impostata come la porta sud, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.
I battenti, ornati dalle storie della vita di Cristo, sono sempre di Lorenzo Ghiberti, mentre sulla trabeazione vediamo il gruppo della Predica del Battista di Giovan Francesco Rustici.
Sopra la finestra, l'aquila di Calimala che sorregge il 'torsello'.
Infine la porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia.
Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.
Questi riquadri, che illustrano scene dell'Antico Testamento, non sono più vincolati dalla cornice gotica, ed anzi propongono nuove soluzioni prospettiche e lo 'stiacciato' donatelliano.
Le sculture sopra la porta, del 1502, sono opera di Andrea Sansovino e di Innocenzo Spinazzi.
Da notare, ai lati della Porta del Paradiso, due colonne di porfido, donate in regalo dai pisani ai fiorentini, per l'aiuto militare fornito loro nel 1117 in difesa dai Lucchesi, mentre la flotta pisana era impegnata alle Baleari contro i mussulmani.

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Questa struttura così affascinante, ma estremamente complessa, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.
I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa.
In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all'interno, provengono dalle rovine della 'Florentia' romana, forse da qualche edificio pagano.
Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.
Gli scavi dell'ultimo secolo hanno effettivamente rivelato resti di costruzioni romane sotto il Battistero e sotto il Duomo.
Nel pavimento, infatti, alcune grate danno luce ad un sotterraneo dove sono conservati resti di una casa romana con pavimenti a mosaico con motivi geometrici.
Agli inizi del 1100 San Giovanni viene rivestito delle splendide tarsie verdi e bianche che prenderanno il posto della pietra arenaria.
Tra la metà e la fine del XII secolo fu probabilmente aggiunto il terzo ordine con gli scomparti marmorei e il tetto piramidale con la lanterna.
Nel 1202 l'antica abside semicircolare fu sostituita con l'attuale 'scarsella' rettangolare.
L'edificio ultimato rappresenta bene l'architettura romanica cittadina.
Nella seconda metà dell'XI secolo si provvede al rivestimento marmoreo interno, che, insieme alle colonne monolitiche e ai due sarcofagi, evoca la 'gravitas' del Pantheon romano.
Il pavimento a tarsie marmoree orientalizzanti, è ricco di eleganti motivi decorativi che lo rendono simile ad un tappeto, nel quale spiccano elementi zodiacali.
Nell'interno, alla parete destra dell'abside, è visibile il sarcofago del Vescovo Ranieri, recante un iscrizione in esametri leonini datata 1113; a destra dell'abside, il sepolcro di Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, eseguito da Donatello e Michelozzo nel 1421-27.
Coppie di acquasantiere su colonnine tortili, un candelabro gotico attribuito ad un seguace di Arnolfo e un fonte battesimale di fine trecento attribuito ad un seguace di Andrea Pisano completano l'apparato decorativo.
Da ricordare inoltre che la maggior parte degli arredi del Battistero, tra cui la Maddalena di Donatello, sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo.
Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l'intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.
I mosaici sono dominati dall'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola.
Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi.
Al centro della cupola, nel registro più in alto, sono raffigurate le gerarchie angeliche.
Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.
La più antica, è quella sud, che era originariamente collocata ad est e poi sostituita con quella detta del 'Paradiso' del Ghiberti; venne commissionata allo scultore Andrea Pisano, che la realizzò tra il 1330 e il 1336.
Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.
Il fregio che la racchiude, scolpito alla metà del Quattrocento, fu realizzato da Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo Ghiberti.
Di Vincenzo Danti, del 1570, il gruppo bronzeo con il Battista, il suo carnefice e Salomè, posto sulla trabeazione.
La porta nord, fu la seconda ad essere realizzata.
Fu il banco di prova durante il concorso del 1401, vinto poi da Lorenzo Ghiberti e da cui uscirono sconfitti diversi artisti, tra i quali ricordiamo Brunelleschi e Jacopo della Quercia.
Sostanzialmente impostata come la porta sud, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.
I battenti, ornati dalle storie della vita di Cristo, sono sempre di Lorenzo Ghiberti, mentre sulla trabeazione vediamo il gruppo della Predica del Battista di Giovan Francesco Rustici.
Sopra la finestra, l'aquila di Calimala che sorregge il 'torsello'.
Infine la porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia.
Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.
Questi riquadri, che illustrano scene dell'Antico Testamento, non sono più vincolati dalla cornice gotica, ed anzi propongono nuove soluzioni prospettiche e lo 'stiacciato' donatelliano.
Le sculture sopra la porta, del 1502, sono opera di Andrea Sansovino e di Innocenzo Spinazzi.
Da notare, ai lati della Porta del Paradiso, due colonne di porfido, donate in regalo dai pisani ai fiorentini, per l'aiuto militare fornito loro nel 1117 in difesa dai Lucchesi, mentre la flotta pisana era impegnata alle Baleari contro i mussulmani.

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A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola ad otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all'esterno dall'elevazione delle pareti sopra l'arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata.
Questa struttura così affascinante, ma estremamente complessa, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.
I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa.
In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all'interno, provengono dalle rovine della 'Florentia' romana, forse da qualche edificio pagano.
Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.
Gli scavi dell'ultimo secolo hanno effettivamente rivelato resti di costruzioni romane sotto il Battistero e sotto il Duomo.
Nel pavimento, infatti, alcune grate danno luce ad un sotterraneo dove sono conservati resti di una casa romana con pavimenti a mosaico con motivi geometrici.
Agli inizi del 1100 San Giovanni viene rivestito delle splendide tarsie verdi e bianche che prenderanno il posto della pietra arenaria.
Tra la metà e la fine del XII secolo fu probabilmente aggiunto il terzo ordine con gli scomparti marmorei e il tetto piramidale con la lanterna.
Nel 1202 l'antica abside semicircolare fu sostituita con l'attuale 'scarsella' rettangolare.
L'edificio ultimato rappresenta bene l'architettura romanica cittadina.
Nella seconda metà dell'XI secolo si provvede al rivestimento marmoreo interno, che, insieme alle colonne monolitiche e ai due sarcofagi, evoca la 'gravitas' del Pantheon romano.
Il pavimento a tarsie marmoree orientalizzanti, è ricco di eleganti motivi decorativi che lo rendono simile ad un tappeto, nel quale spiccano elementi zodiacali.
Nell'interno, alla parete destra dell'abside, è visibile il sarcofago del Vescovo Ranieri, recante un iscrizione in esametri leonini datata 1113; a destra dell'abside, il sepolcro di Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, eseguito da Donatello e Michelozzo nel 1421-27.
Coppie di acquasantiere su colonnine tortili, un candelabro gotico attribuito ad un seguace di Arnolfo e un fonte battesimale di fine trecento attribuito ad un seguace di Andrea Pisano completano l'apparato decorativo.
Da ricordare inoltre che la maggior parte degli arredi del Battistero, tra cui la Maddalena di Donatello, sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo.
Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l'intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.
I mosaici sono dominati dall'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola.
Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi.
Al centro della cupola, nel registro più in alto, sono raffigurate le gerarchie angeliche.
Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.
La più antica, è quella sud, che era originariamente collocata ad est e poi sostituita con quella detta del 'Paradiso' del Ghiberti; venne commissionata allo scultore Andrea Pisano, che la realizzò tra il 1330 e il 1336.
Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.
Il fregio che la racchiude, scolpito alla metà del Quattrocento, fu realizzato da Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo Ghiberti.
Di Vincenzo Danti, del 1570, il gruppo bronzeo con il Battista, il suo carnefice e Salomè, posto sulla trabeazione.
La porta nord, fu la seconda ad essere realizzata.
Fu il banco di prova durante il concorso del 1401, vinto poi da Lorenzo Ghiberti e da cui uscirono sconfitti diversi artisti, tra i quali ricordiamo Brunelleschi e Jacopo della Quercia.
Sostanzialmente impostata come la porta sud, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.
I battenti, ornati dalle storie della vita di Cristo, sono sempre di Lorenzo Ghiberti, mentre sulla trabeazione vediamo il gruppo della Predica del Battista di Giovan Francesco Rustici.
Sopra la finestra, l'aquila di Calimala che sorregge il 'torsello'.
Infine la porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia.
Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.
Questi riquadri, che illustrano scene dell'Antico Testamento, non sono più vincolati dalla cornice gotica, ed anzi propongono nuove soluzioni prospettiche e lo 'stiacciato' donatelliano.
Le sculture sopra la porta, del 1502, sono opera di Andrea Sansovino e di Innocenzo Spinazzi.
Da notare, ai lati della Porta del Paradiso, due colonne di porfido, donate in regalo dai pisani ai fiorentini, per l'aiuto militare fornito loro nel 1117 in difesa dai Lucchesi, mentre la flotta pisana era impegnata alle Baleari contro i mussulmani.

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A pianta ottagonale, interamente rivestito di lastre di marmo bianco e verde di Prato, il Battistero è coperto da una cupola ad otto spicchi poggiante sulle pareti perimetrali, mascherata all'esterno dall'elevazione delle pareti sopra l'arcata del secondo livello e da un tetto a piramide schiacciata.
Questa struttura così affascinante, ma estremamente complessa, ha creato non pochi problemi per la sua datazione.
I fiorentini del Medioevo credevano che il Battistero fosse un edificio antico, risalente al periodo romano della città; un tempio pagano trasformato in chiesa.
In effetti gran parte del rivestimento marmoreo del Battistero, così come i numerosi frammenti ed iscrizioni antiche e le grandi colonne che sorreggono la trabeazione sopra le porte all'interno, provengono dalle rovine della 'Florentia' romana, forse da qualche edificio pagano.
Il Battistero che vediamo oggi è il frutto dell'ampliamento di un primitivo Battistero, risalente al IV-V secolo.
Gli scavi dell'ultimo secolo hanno effettivamente rivelato resti di costruzioni romane sotto il Battistero e sotto il Duomo.
Nel pavimento, infatti, alcune grate danno luce ad un sotterraneo dove sono conservati resti di una casa romana con pavimenti a mosaico con motivi geometrici.
Agli inizi del 1100 San Giovanni viene rivestito delle splendide tarsie verdi e bianche che prenderanno il posto della pietra arenaria.
Tra la metà e la fine del XII secolo fu probabilmente aggiunto il terzo ordine con gli scomparti marmorei e il tetto piramidale con la lanterna.
Nel 1202 l'antica abside semicircolare fu sostituita con l'attuale 'scarsella' rettangolare.
L'edificio ultimato rappresenta bene l'architettura romanica cittadina.
Nella seconda metà dell'XI secolo si provvede al rivestimento marmoreo interno, che, insieme alle colonne monolitiche e ai due sarcofagi, evoca la 'gravitas' del Pantheon romano.
Il pavimento a tarsie marmoree orientalizzanti, è ricco di eleganti motivi decorativi che lo rendono simile ad un tappeto, nel quale spiccano elementi zodiacali.
Nell'interno, alla parete destra dell'abside, è visibile il sarcofago del Vescovo Ranieri, recante un iscrizione in esametri leonini datata 1113; a destra dell'abside, il sepolcro di Baldassarre Cossa, l'antipapa Giovanni XXIII, eseguito da Donatello e Michelozzo nel 1421-27.
Coppie di acquasantiere su colonnine tortili, un candelabro gotico attribuito ad un seguace di Arnolfo e un fonte battesimale di fine trecento attribuito ad un seguace di Andrea Pisano completano l'apparato decorativo.
Da ricordare inoltre che la maggior parte degli arredi del Battistero, tra cui la Maddalena di Donatello, sono oggi conservati nel Museo dell'Opera del Duomo.
Nel XIII secolo si dà il via anche alla decorazione musiva interna, ricoprendo la scarsella e l'intera cupola, con gli interventi di Jacopo Torriti e, forse, della nuova scuola pittorica fiorentina: Cimabue e Coppo di Marcovaldo.
I mosaici sono dominati dall'enorme figura di Cristo giudice con scene del giudizio universale che occupano tre degli otto spicchi della cupola.
Nei sovrapposti registri orizzontali degli altri cinque spicchi, sono raffigurate le storie di San Giovanni Battista, patrono di Firenze, di Cristo, di Giuseppe e della Genesi.
Al centro della cupola, nel registro più in alto, sono raffigurate le gerarchie angeliche.
Di patronato della ricca Arte di Calimala, il Battistero venne impreziosito anche da tre bellissime porte bronzee.
La più antica, è quella sud, che era originariamente collocata ad est e poi sostituita con quella detta del 'Paradiso' del Ghiberti; venne commissionata allo scultore Andrea Pisano, che la realizzò tra il 1330 e il 1336.
Essa mostra nei venti scomparti superiori gli episodi della vita del Battista e nei restanti otto, le Virtù cristiane.
Il fregio che la racchiude, scolpito alla metà del Quattrocento, fu realizzato da Vittorio Ghiberti, figlio di Lorenzo Ghiberti.
Di Vincenzo Danti, del 1570, il gruppo bronzeo con il Battista, il suo carnefice e Salomè, posto sulla trabeazione.
La porta nord, fu la seconda ad essere realizzata.
Fu il banco di prova durante il concorso del 1401, vinto poi da Lorenzo Ghiberti e da cui uscirono sconfitti diversi artisti, tra i quali ricordiamo Brunelleschi e Jacopo della Quercia.
Sostanzialmente impostata come la porta sud, rappresenta nelle venti formelle superiori scene del Nuovo Testamento e nelle otto formelle inferiori gli Evangelisti e i quattro Padri della Chiesa.
I battenti, ornati dalle storie della vita di Cristo, sono sempre di Lorenzo Ghiberti, mentre sulla trabeazione vediamo il gruppo della Predica del Battista di Giovan Francesco Rustici.
Sopra la finestra, l'aquila di Calimala che sorregge il 'torsello'.
Infine la porta est, detta da Michelangelo la porta del Paradiso, il capolavoro oramai pienamente rinascimentale del Ghiberti e dei suoi aiuti, tra cui Luca della Robbia.
Ghiberti e la sua bottega, ottennero senza concorso la commissione della porta che venne realizzata in un formato diverso dalle altre due, in dieci grandi formelle.
Questi riquadri, che illustrano scene dell'Antico Testamento, non sono più vincolati dalla cornice gotica, ed anzi propongono nuove soluzioni prospettiche e lo 'stiacciato' donatelliano.
Le sculture sopra la porta, del 1502, sono opera di Andrea Sansovino e di Innocenzo Spinazzi.
Da notare, ai lati della Porta del Paradiso, due colonne di porfido, donate in regalo dai pisani ai fiorentini, per l'aiuto militare fornito loro nel 1117 in difesa dai Lucchesi, mentre la flotta pisana era impegnata alle Baleari contro i mussulmani.

 

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